Nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 2 aprile, in Tribunale a Vasto, all’esito dell’udienza conclusiva del processo, il giudice dott.ssa Stefania Izzi ha pronunciato la sentenza sulla morte di Nicola Di Biase avvenuta in un cantiere di San Salvo condannando tutti e tre gli imputati per il reato di omicidio colposo in concorso con l’aggravante di essere stato commesso con la violazione delle norme antinfortunistiche. Per l’incidente, avvenuto nel 2019, sono stati inflitti tre anni di reclusione al legale rappresentante della ditta a cui erano stati affidati i lavori in questione di ripristino e rifacimento delle facciate del condominio resisi necessari per la caduta di calcinacci dai sotto-balconi, due anni al titolare che aveva a sua volta ricevuto in subappalto alcune lavorazioni di risanamento, tra cui la ridipintura, e datore di lavoro dell’operaio deceduto; due anni anche al coordinatore in fase di progettazione e responsabile della sicurezza del cantiere. Il giudice ha altresì stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva per il risarcimento, da quantificarsi poi in altra sede, a favore della vedova, costituitasi parte civile con l’avv. Marco Bevilacqua del Foro di Chieti che l’ha assistita unitamente a Studio3A-Valore S.p.A.. I tre imputati sono stati anche condannati in solido al pagamento delle spese legali sostenute dalle parti civili costituite, tra cui anche alcuni fratelli del lavoratore, a cui pure è stata riconosciuta una provvisionale.
L’inchiesta, condotta prima dal Pubblico Ministero della Procura di Vasto dott. Michele Pecoraro, e poi passata al collega dott. Giampiero Di Florio, ha dapprima escluso, attraverso l’autopsia, che l’operaio fosse caduto a causa di un malore: il decesso è stato dovuto unicamente ai gravissimi “politraumi da precipitazione”, cioè per la caduta, tra cui un trauma toracico, fratture multiple come quelle al bacino ed emorragie e lesioni agli organi interni. Quindi, grazie a una perizia tecnica ad hoc per ricostruire nel dettaglio le modalità dell’evento, di cui non vi erano testimoni, affidata all’ing. Marco Colagrossi, che ha potuto avvalersi anche delle immagini di una telecamera di video sorveglianza della zona, è stato accertato che la caduta sarebbe avvenuta nei pressi del lato ovest del castello di salita dell’impalcatura installata lungo le pareti del palazzo, da un’altezza di 4-5 metri, e con ogni probabilità dal “terrazzo privo di protezioni”. Sulla scorta di questi e tutti gli altri elementi assunti, tra cui i vari rapporti degli ispettori dello Spsal dell’Asl 2 Lanciano-Vasto-Chieti, il Sostituto Procuratore, al termine delle indagini preliminari, ha ritenuto pienamente acclarate pesanti responsabilità sul piano antinfortunistico in capo ai due imprenditori e al professionista, chiedendone il rinvio a giudizio e poi ottenendolo all’esito dell’udienza preliminare, con l’accusa, per citare la richiesta del Pm, di “aver causato la morte di Di Biase per colpa generica consistita in negligenza, imprudenza e imperizia nonché per colpa specifica consistita nella violazione delle norme che tutelano la salute e la sicurezza nei luoghi dei lavoro”.