In una splendida serata estiva piazza San Nicola a San Salvo si è riempita di persone per ascoltare il monologo di Angela Iantosca "Disarmare, voce del verbo amare. Ovvero spogliare l'informazione dalle armi".
Come ogni anno ormai da almeno un decennio la Caritas Gerico e l'Azione Cattolica Parrocchia San Nicola in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato del 20 giugno hanno voluto creare una sosta per riflettere su uno dei drammi del pezzo di tempo e storia che stiamo vivendo, un pezzo di storia e tempo che racconta di 123,2 milioni di persone che solo nel 2025 sono state costrette a fuggire a causa di guerre, violenze e persecuzioni.
Come ha precisato la Presidente di AC Stefania Ciocca nell'introduzione al monologo - "di queste, la maggior parte (circa 68,7 milioni) sono sfollati interni cioè rimangono li nei vari campi profughi che Papa Francesco non ebbe paura di paragonare ai campi di concentramento, mentre oltre 40 milioni hanno attraversato i confini nazionali per scappare e di questi solo 60 mila nel 2025 sono arrivati sulle nostre coste. Eppure, qualcuno utilizzando con furbizia il linguaggio cerca di farci credere che stiamo vivendo un'invasione. Ecco cosa può fare una cattiva informazione, perché le parole hanno un peso, hanno un corpo e, soprattutto, hanno delle conseguenze, come in questo caso costruisce nelle nostre testo un muro di paura nei confronti dell'altro".
Angela Iantosca giornalista e scrittrice ha donato alla piazza gremita un viaggio nelle parole, nella loro importanza, nei titoli e nella deontologia e nei volti che si nascondono dietro i numeri.
Il suo monologo ha sollecitato una riflessione che parte dal giornalismo, ma che riguarda ogniuno di noi: come vogliamo usare la parola? Quale strada di dialogo vogliamo percorrere? Quella delle armi o quella dei ponti? La strada della violenza o quella della mitezza, delle gentilezza e della prossimità che fa diventare l'altro un compagno di strada e non un nemico?
Solo così le parole diventano volti che prendono vita inchinandoci di fronti alle nostre responsabilità nei confronti dell'altro.
E allora le parole diventano volti: quello di Salvatore, un papà cercato che conosce il cambiamento, di Gennaro che da 15 anni si occupa degli ultimi come operatore umanitario e di Maria e Domenico, madre e figlio vittime di Kanun.
Storie incontrate dalla Iantosca nel suo percorso da giornalista e, prima di tutto, di essere umano.
Perché tutti ricordino che "Tutti i conflitti trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti" come diceva Dob Tonino Bello.
E dopo avere tenuto sospese parole e silenzi in un'ora di storie, racconti, sollecitazioni ed anche provocazioni, Angela Iantosca ha dialogato con prof.ssa Angela Strippoli - responsabile del settore adulti di AC, sul ruolo che ogniuno di noi può e deve avere per scrivere una nuova pagina di umanità con la mitezza, la gentilezza e quella prossimità nella comunicazione che dovrebbe seguire lo stile dei compagni di strada e del più grande comunicatore di tutti i tempi, Gesù di Nazaret.
Presenti all'evento, il diacono Antonio De Luca responsabile della Caritas Parrocchiale Gerico, che ha aperto la serata con i saluti e con la sottolineatura di come la carità sia una scelta quotidiana per costruire e sostenere il fratello nel bisogno, i due parroci di San Salvo, don Raimondo Artese e don Antonio Totaro, che ha chiuso i saluti dopo gli interventi di Claudio Pracilio della Cooperativa Nuvola e di Fabrizio Piccirilli membro dell'equipe diocesana della Caritas che hanno sostenuto l'iniziativa.
Un grazie finale a tutti i volontari che hanno collaborato, le "donne" dell'audio Valentina e Francesca, quelle della convivialità Esperiana, Maria e Nella, le braccia forti di Donato ed Edoardo e di tutti i giovani che hanno svuotato la piazza tra risate e fraternità.
Una serata che lascia il segno quanto mano nella consapevolezza che ogniuno di noi nel proprio piccolo - sui social, in famiglia, al lavoro, in parrocchia nella città - può scegliere come usare le parole.
Perché cambiare il nostro vocabolario è una scelta che possiamo fare qui, oggi, da esso.
Lorenzo Saturni




