Di Ninni
Medicina turistica, Prospero: “Nessun miracolo del sindaco Menna, la sede è la stessa da oltre quarant’anni”
Medicina turistica
Non si placa la polemica tra il sindaco e il consigliere regionale
02/08/26

“Senza il mio intervento non ci sarebbe stata neppure una stanza”. È questa la frase con cui il sindaco Menna prova a riscrivere la storia della medicina turistica di Vasto. C’è una differenza tra amministrare e raccontarsela e oggi, come in tante altre occasioni, il sindaco sceglie la seconda strada.
La sede della medicina turistica di Vasto non nasce oggi e, soprattutto, non nasce grazie al sindaco. 
La struttura riaperta in questi giorni è la sede storica che ospita il servizio da oltre quarant’anni ed è l’unica postazione fissa di medicina turistica dell’intera provincia di Chieti, istituita per rispondere a quello che, ahinoi, era l’afflusso turistico che caratterizzava la nostra città.
Per quanto riguarda la data di apertura, è bene fare chiarezza. Avevo chiesto alla Direzione della Asl di attivare il servizio già dal mese di luglio. La Asl, sulla base dei dati relativi agli accessi registrati negli ultimi anni e tenendo conto della presenza, già da luglio, delle postazioni del 118 a Vasto Marina, circostanza che il sindaco volutamente dimentica, ha ritenuto di confermare l’attivazione del servizio dal 1° agosto. 
Non si è trattato, quindi, di un ritardo, ma di una scelta organizzativa fondata su valutazioni tecniche e dati oggettivi, puntualmente rispettata.
Ciò che sorprende è il tentativo del sindaco di intestarsi il merito personale per aver concesso uno spazio che in realtà c’è sempre stato. Se oggi quella struttura è stata resa nuovamente disponibile, si tratta del ripristino di una situazione che per decenni ha rappresentato la normalità, non di un risultato straordinario.
Vale la pena ricordare cosa accadde lo scorso anno. La medicina turistica non poté essere ospitata nella sede storica perché i locali comunali non erano agibili, dal momento che negli ultimi vent'anni il centrosinistra che ha governato questa città non aveva nemmeno imbiancato una stanza. 
Parliamo dello stesso abbandono e degrado, palese a tutti, che vediamo in alcune zone di Vasto, a Vasto Marina e al cimitero. Per evitare che il servizio venisse compromesso fu determinante la disponibilità della Fondazione Padre Alberto Mileno, che mise a disposizione i propri spazi consentendo di garantire l’assistenza a cittadini e turisti. A quella Fondazione va ancora oggi il nostro sincero ringraziamento per il senso di responsabilità dimostrato.
Per questo appare quantomeno singolare leggere dichiarazioni secondo cui “senza il mio intervento non ci sarebbe stata neppure una stanza”. 
Nessuno mette in discussione il dovere del Comune di collaborare con la Asl, ma mettere a disposizione locali idonei non rappresenta una concessione né un favore personale: è una responsabilità istituzionale che un’amministrazione è chiamata ad assolvere.
Resta, invece, una sfida ancora aperta il reperire un numero sufficiente di medici per garantire il servizio sette giorni su sette. 
Su questo fronte sarebbe stato utile un coinvolgimento concreto anche da parte del Comune. Bastava utilizzare i canali istituzionali e quelli personali del sindaco per dare la massima diffusione all’avviso pubblico della Asl e favorire la partecipazione di altri professionisti. 
Sarebbe stato un contributo concreto nell’interesse della città. Ma evidentemente per il sindaco l’obiettivo era gridare alla non apertura, sperando di poter girare l’ennesimo video mentre chiede “C’è nessuno?” alla porta sbagliata. Sì, perché i locali dell’anno scorso non li conosceva nemmeno, non essendoci nemmeno mai passato. I fatti, però, ci raccontano altro: la medicina turistica ha aperto regolarmente il 1° agosto, come annunciato dalla Asl.La storia non si riscrive con un post sui social. Si amministra con i fatti. E questi dicono che quella sede ospita la medicina turistica da oltre quarant’anni, che lo scorso anno si è dovuta trasferire a causa della negligenza di questa amministrazione comunale e che oggi nessuno può trasformare un dovere istituzionale in un merito personale”.

Francesco Prospero

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